I gioielli dell'acqua.

 

Ma a parte i danni delle alluvioni, l'acqua è fonte di benessere: ciò che l'acqua riesce a produrre è un'estimabile perenne bellezza... da scoprire, difendere e conservare.

 

 

(nelle mie foto©: aragoniti sulla volta della grotta di Is Zuddas - Santadi)

 

La Sardegna è una terra vecchia, così tanto che ormai non è più soggetta ai movimenti sismici. Quando essa era in piena attività i distacchi di enormi blocchi di terra al suo interno hanno creato dei vuoti: le grotte. Col passare dei millenni in queste grotte, che hanno tenuto una temperatura ambientale pressoché costante ed un alto livello di umidità, si sono create le incantevoli stalattiti e stalagmiti. L'acqua, penetrando  nel terreno, spesso calcareo, fino a gran profondità colava  goccia dopo goccia dal soffitto delle grotte; l'alta concentrazione di sali portati da essa si depositò per millenni sia sul soffitto che sul terreno, formando queste opere d'arte della natura. Vi sono numerosissime grotte in Sardegna, alcune ancora in attività; fra le più importanti visitabili e di suggestiva bellezza, vi sono le grotte di Nettuno a nord-ovest dell'isola (a Capo Caccia, vicino  ad Alghero); verso Dorgali, sulla costa orientale, le grotte del Bue Marino e le grotte di Ispinigoli (Spina in gola, chiamata così a causa della stalattite-stalagmite unita alta ben 38 metri nel suo interno) dove è presente anche una voragine, nominata l'abisso delle Vergini: una leggenda storica narra che nell'età punica vi si compiessero sacrifici umani, pochè sono stati rinvenuti frammenti ossei .

Il territorio fra Urzulei, Baunei, Oliena e Dorgali nel nuorese, è sicuramente il più importante per il carsismo,  infatti ricoprendo una vastissima fascia territoriale, il Supramonte, che arriva sino alla costa, ai vistosi e suggestivi faraglioni, comprendendo anche aree sottomarine, è meta ancora oggi di esplorazioni da parte di gruppi speleologici di tutto il mondo, come il Gruppo Speleologico Giovanni Spano, di Cagliari, che promuove interessanti corsi per scoprire i segreti e la bellezza delle grotte ed esplorare anche quelle non accessibili al pubblico.    

A sud dell'isola, nel comune di  Santadi, troviamo le grotte di "Is Zuddas", (in sardo significa: il pelo del cinghiale) ancora in attività e ricche di rarissime aragoniti  eccentriche (due esempi nelle mie foto): i depositi salini della goccia che cola dal soffitto non si creano perpendicolarmente verso il suolo, ma seguono altre direzioni senza seguire la forza di gravità.

 

 

 

 

L'acqua non solo scavò nel profondo sottosuolo, ma ovviamente anche in superficie, fra le rocce calcaree, creando spettacolari fenditure dalle lisce pareti. Fra esse la Gola di Gorroppu, scavata dal Rio Flumineddu, fra il Supramonte di Orgosolo e quello di Dorgali, è fra le più suggestive e percorribili a piedi, durante l'estate, quando l'acqua scarseggia.

Al confine fra il Supramonte di Oliena e quello di Dorgali si conservano ancora i resti di due villaggi di origine nuragica: Tiscali, che prende il nome dal monte omonimo che li "contiene". Questa alta dolina, scoperchiata a causa del crollo della volta, fu abitata per un lungo periodo. Pare che questi villaggi resistettero a lungo anche ai Romani prima di essere abbandonati e ancora oggi è molto difficile arrivarci: bisogna salire sul monte e il sentiero non è molto agevole.

 

(Foto di P.L.Melis©: la gola di "Su Gorroppu") 

 

 

 

 

Dal mare alla terra: Is Prendas 

 

Da secoli il mare ci regala i suoi tesori e da secoli l'uomo ha saputo coglierli, elaborarli e renderli ancora più preziosi: così, dal profondo del mare, ha portato alla luce il suo tesoro più grande, più raffinato e ricercato: il corallo rosso.

 

Quando si pensa al corallo vengono subito in mente tropicali e affascinanti mete assai lontane dal Mediterraneo; la Sardegna non ha una "barriera corallina", ma un tempo ricche colonie di questo invertebrato erano molto presenti nei suoi fondali, soprattutto al nord: Alghero e la sua incantevole costa (La Riviera del Corallo). Il corallo è una sorta di polipo bianco che produce una struttura ramificante dai colori che variano dal rosso al rosa sino al bianco, costituita da carbonato di calcio. Vi sono anche altre variazioni di corallo, quelle nere e blu, costituite da un'altra sostanza ossea simile al corno.

L'artigianato sardo ha sposato questo gioiello marino con la raffinata filigrana d'oro o d'argento, dando origine a un prezioso commercio ancora diffuso oggi e che ha dato alla Sardegna una importantissima "impronta" artistica. Il corallo rosso impreziosisce i tantissimi costumi tradizionali risaltando fra pizzi e corsetti, adorna Madonne e Santi sotto forma di rosse perle dei rosari, diventa ancora oggi ex-voto di fedeli, ma soprattutto è un delizioso souvenir per chi si vuol portare via un ricordo della bella Sardegna .

 

        In Sardegna Is Prendas (i gioielli) sono una tradizione antica: era d'uso nelle famiglie possedere e farsi regalare gioielli, soprattutto per completare l'abito del matrimonio, che metteva in luce la ricchezza e quindi la posizione sociale della famiglia.

I principali gioielli sono i bottoni: sia negli abiti maschili che in quelli femminili hanno identica forma vagamente conica che richiama il seno materno; fra gli intrecci di filigrana spicca, al centro, una pietra rossa, spesso appunto il corallo rosso; sono usati per chiudere la camicia ai polsi e al colletto e sono sempre a gruppi di due. Vi sono poi le spille, della stessa forma, sempre in filigrana, ma la ricca varietà di lavorazioni e di perfezione artistica la si raggiunge con gli orecchini e le collane. I maestri orafi si sono tramandati questa passione e questa raffinatezza di generazione in generazione, perpetuando e valorizzando questa tecnica sino ai nostri giorni. Oggi hanno modernizzato le forme e creato nuovi gioielli, senza perdere il fascino e l'eleganza insegnati dall'antica tradizione dei loro predecessori. La filigrana d'oro è sostituita con quella d'argento per diminuire il costo del gioiello che evidentemente è adattato ad un uso più commerciale. 

La fede sarda è anch'essa in filigrana d'oro e varia di forma e lavorazione a seconda della località d'origine.

(nella mia foto©: Alcune fedi sarde)

 

Un fatto davvero interessante è che in Sardegna quasi ogni paese ha il suo costume tradizionale che si differenzia da tutti gli altri, a volte anche in modo assai rilevante. Così il costume di Cagliari è diverso da quello di Quartu Sant'Elena, di Sinnai, di Selargius pur trovandosi poco distanti fra loro, così come quello di Fonni è diverso da quello di Gavoi, Mamoiada ... 

(nella mia foto©: costume tradizionale di Gavoi - NU)

 

    Anche in Sardegna il costume rifletteva la posizione sociale, in  più il gioiello ne risaltava la ricchezza. La donna, in generale, aveva pochi abiti: quello quotidiano, privo di notevoli lavorazioni, era costituito da una lunga gonna, un grembiule, una camicia dalle larghe maniche e dai polsini stretti, un corsetto e un fazzoletto leggero per raccogliere i capelli e un'altro sopra per fermare e decorare il precedente. In genere le adulte portavano dei colori più severi che le ragazzine, soprattutto quando erano sposate. Per il matrimonio si portava l'abito più ricco, guarnito di motivi floreali e impreziosito da pizzi e broccati; questo era l'abito con cui veniva vestita anche la donna defunta. C'era poi l'abito delle vedove, che ovviamente dopo non variava più, dai colori scuri. Ancora oggi in alcune zone dell'isola le anziane vedove indossano questo tipico abbigliamento, completo di fazzoletto in testa e, durante le giornate più fredde, dal lungo scialle di lana nero. Osservare queste donne mentre camminano, avvolte in questi abiti così diversi, sembra ritrovarsi in un'altro spazio e in un'altro tempo...

Il costume sardo varia di zona in zona per i colori e alcuni elementi che fanno del costume la sua originalità: per esempio a Desulo la cuffietta ricamata prende il posto del fazzoletto; a Tempio  le vedove portavano in testa un'altra gonna plissettata, damascata e nera come il resto dell'abito, a parte il bianco pizzo che ricopriva la gola sino al petto. A Cabras, nell'oristanese, il costume tradizionale è privo di scarpe: in passato era un villaggio in prevalenza di pescatori.

Oggi l'abito sardo si confeziona ancora: non mancano le occasioni per indossarlo, poiché in Sardegna le antiche tradizioni religiose, le danze e le feste sopravvivono a tutt'oggi. Dopo un periodo in cui questo importante patrimonio culturale rischiava di scomparire per sempre, soprafatto dal moderno e dai cambiamenti sociali che ha portato soprattutto l'ultima guerra, ci si è resi conto del fatto che conservare le proprie tradizioni significa anche non perdere le tracce di ciò che i nostri avi ci hanno lasciato come eredità e grazie a questa eredità la Sardegna ha scoperto una risorsa importante per la sua cultura e la sua economia.

(Foto di P.L. Melis©: L'Asinara)

 

 

 

                                                                                                                                                                   

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