Acqua

 

                    

 

                   Fonte di Vita,

                                 mare di speranze.

 

H2O: acqua

Separa, col mare infinito, s'alza e cresce al chiaro di luna o allo spirar dei venti. Sorgente per gli assetati, culla per i naviganti. 

    (Foto di Pier Luigi Melis©: Cala Goloritzè)

Qualcuno afferma che qui un tempo sorgeva Atlantide, qualcun altro ipotizza che i Shardana fossero i sardi nuragici grandi navigatori e guerrieri, costruttori di barche che attraversarono tutto il bacino Mediterraneo  millenni fa... teorie ve ne sono tante sull'antico primo popolo della Sardegna, solo teorie perché purtroppo ci sono poche conferme certe; un fatto certo è che i sardi sono uomini d'acqua: quelli che tanto tempo fa, con le loro imbarcazioni, varcarono il mare per morire sconfitti davanti alle coste dell'Egitto faraonico, come racconta una stele egiziana. 

In tanti secoli, noi sardi, abbiamo imparato ad essere parte dell'acqua, a convivere con il grande blu che ci sta intorno, che ci "isola": cellule piccole, ci culliamo e navighiamo, con calma, aspettando la prossima pioggia per dissetarci. 

L'acqua che separa l'isola dal mondo o l'acqua che unisce in un universale abbraccio...

(Foto di Pier Luigi Melis©)

 

Un passato scorre via...

La Sardegna è acqua che scorre, come un fiume in piena, come un mare che ondeggia impetuoso, come un ruscello che canta...  I pozzi sacri nuragici, giunti intatti sino ai nostri giorni, dimostrano quanto importante fosse l'acqua per i miei avi, ad essa era dedicato un grande culto. Ancora oggi in Sardegna l'acqua è un bene prezioso:  a parte il mare che ci circonda e che grazie alla sua bellezza è una fonte di economia e sorgente di risorse, l'acqua è sempre un'incognita per quest'isola  ancora legata alle piogge, che non cadono più a frequenza costante in base alle stagioni o che cadono troppo velocemente e abbondantemente. Essendo sprovvista di ghiacciai, la Sardegna ha solo la pioggia come fonte idrica e la siccità avanza, creando quel fenomeno detto di desertificazione che oggi sta interessando molte parti del pianeta. In passato ci sono voluti cinque anni di attesa affinché l'acqua piovesse di nuovo dal cielo il tanto giusto per riempire i bacini. Così, capita ancora oggi di rivolgersi ai Santi e si fanno le processioni affinché l'acqua ricada su questa terra, durante la siccità. La Madonna di Bonaria, ritrovata  nel 1300 in una cassa in legno alla deriva nel golfo di Cagliari (ai piedi delle gradinate che oggi portano all'omonima Basilica sul colle cagliaritano) è la testimonianza di quanto legame e adorazione abbiano i sardi verso il mare.

(Foto di Pier Luigi Melis©: S'Archittu

Ma l'acqua separa o unisce? 

La Sardegna non è semplicemente un'isola. Posta al centro del mare Mediterraneo, gode di una prestigiosa fama grazie alle sue splendide coste, spiagge e insenature ambite da tanti vacanzieri  ed è circondata da acque dai colori che variano dal profondo blu al verde cristallino. Il mare rappresenta la sua principale fonte economica: un habitat che fornisce cibo, divertimento e preziosi gioielli... il tanto che basta per attirare migliaia di turisti. Un mare che ci unisce al resto del mondo, forse non sempre nel migliore dei modi, ma che contribuisce a evitare l'isolamento col resto del pianeta.

In questo ultimo ventennio la Sardegna, grazie  all'attenzione prestata da parte delle Amministrazioni Locali e delle organizzazioni ecologiche come il WWf e Greenpeace, sta attuando dei progetti che coinvolgono tutti gli abitanti di quest'isola, sensibilizzando le fasce più economicamente svantaggiate a creare e rispettare i territori, non solo confinanti con le coste. Non si dimentichi che fonti come Su Gologone a Oliena, nel nuorese, o il lago artificiale di Gusana, offrono suggestivi scenari al visitatore forestiero, sviluppando una sorta di cultura d'accoglienza per gli abitanti, restii in passato alla difesa del territorio come fonte "di bene comune".

         (Foto di Pier Luigi Melis©)

Dal poco al troppo...

Si calcola che in media ogni cinque anni un'alluvione colpisca quest'isola recando non pochi danni ai piccoli paesi già in difficoltà economica. Vi sono zone particolarmente soggette  al dissesto idrogeologico, come il Sarrabus, l'Ogliastra, o più a sud, il Campidano o l'Iglesiente.  Purtroppo i grandi boschi che ricoprivano gran parte della Sardegna sono via via quasi del tutto scomparsi a causa del disboscamento selvaggio, degli incendi, del disinteresse dell'uomo verso i suoi territori. Questa "scarsa" attenzione verso la natura ha portato, nel corso dei secoli, l'impoverimento del territorio, del suolo e dei suoi frutti. Ne è stata evidente conseguenza la sua stabilità venuta meno.

Ormai oggi il terreno mal sopporta  il troppo carico di pioggia, sopratutto dopo periodi di siccità, di conseguenza causa gravissimi disastri. Nella triste cronologia delle alluvioni ve ne sono alcune ormai proverbiali: come quella intorno al 1950 nel Sarrabus, che provocò lo straripamento del Flumendosa alla sua foce, fra i paesi di San Vito, Muravera e Villaputzu e che gli anziani ricordano ancora come una delle peggiori: il fiume si portò via il ponte (che resta ancora oggi l'unico collegamento veloce e diretto fra i tre paesi!) ed il suo impeto fu tale che trascinò via anche le tombe dal cimitero. Nella stessa zona, anche dopo la costruzione della diga sul Flumendosa, le alluvioni continuano a recare danni, causando purtroppo anche morti. 

 E' difficile raccontare cosa si prova mentre tanta acqua piove dal cielo senza arrestarsi, fra lampi e tuoni... si ha paura, nonostante ci si possa trovare sotto un buon tetto: paura di ciò che sta accadendo fuori, paura di quel forte rumore, di quello scroscio d'acqua che balza sull'asfalto e che involontariamente mette i brividi. Paura per l'immaginarsi dei danni che si vedranno quando cesserà... 

 (Foto mia ©: intorno alla costa sud-orientale)

 

 

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