ARIA

                                                    

 

 

 

(Foto di Pier Luigi Melis©)

 

 

Sospesi, fra cielo e terra...

                      in un battito d'ali spiran i venti

 

 

Col naso all'insù, a chiedermi che vento tira: perché il vento è l'elemento che trasforma tutto, su quest'isola. E' il vento che porta le nuvole di pioggia, la brezza per rinfrescare, che massaggia dolcemente le fronde e spezza le onde del mare. E' il vento che piega i giunchi e agita le spighe bionde. 

 

 

Maestrale, levante, tramontana, scirocco, libeccio...

Sarà una fortuna per chi li aspetta, ma i venti in Sardegna sono tanto importanti quanto a volte fastidiosi. Il peggiore è il maestrale (Bent'e susu): carico di gelo d'inverno, caldissimo e forte in estate.  

(Foto di Pier Luigi Melis©)

 

Un'isola è sempre "vittima" del vento, ma è curioso come i suoi abitanti si siano adeguati all'aria che tira, come gli uccelli che sorvolano questi cieli. E' ancora più curioso diventa il paesaggio: alberi contorti, canne piegate, monti e pietre mutate... Su Bentu, il vento trasforma tutto al suo passaggio e nel corso del tempo ha creato sculture e grovigli bizzarri di linee, nuvole perenni scolpite per sempre, dalle varie forme e colori, trasformando la terra in qualcosa di surreale.

 

(Foto di Pier Luigi Melis ©: Le Cime del Gennargentu)

 

 

Gennargentu, (Porta dell'Argento)

la catena montuosa più importante dell'isola, con le sue alte cime è la più esposta: d'inverno la neve ammanta tutto ed il vento pungente  rende il terreno così freddo e sterile, che in primavera la cima resta spoglia e brulla. Più a valle, sfruttata per pascolo, vi sopravvive ancora la fauna più caratteristica che si tenta di salvaguardare, per dare oggi una potenziale risorsa turistica. La fauna di questa zona comprende anche specie ormai in via di estinzione: fra essa spicca l'aquila reale, il nibbio reale, il grifone, il cinghiale, la volpe, la martora, il gatto selvatico, circondata da un patrimonio floreale di incomparabile bellezza, dato da foreste di secolari querce, lecci, agrifogli, castagni, noccioli, ginepri, corbezzoli... un intricato labirinto di incontaminati boschi si estende in questo territorio semi-isolato.

        (Foto di Pier Luigi Melis©)

                                

Curiose forme? luci ed ombre giocano e s'intrecciano e in questo susseguirsi di linee la natura ha offerto il meglio di sé, regalandoci suggestivi scenari, inseguendo le vie del vento.   

     

 

 

 

 

(Foto di Pier Luigi Melis©)

 

Un tempo  il mio popolo raccolse tanta bellezza e la ricreò:

prese una canna e ci soffiò dentro, così il sibilo del vento fra i rami diventò musica! Nacque lo strumento più originale di questa terra e forse fra i più antichi e particolari su tutto il pianeta: le Launeddas , il flauto sardo.

Il mito narra che una ninfa fu trasformata in canna per sfuggire a Pan, dio dei boschi. Egli, per consolarsi, usò la canna per suonare. 

Nell'antichità i flauti si ritenevano dotati di poteri magici. Le Launeddas sono uno strumento semplice, in apparenza, ma è assai difficoltoso riuscire a suonarlo. E' composto da tre canne, di diversa misura, fornite di ancia, anch'essa costruita con la canna. I vecchi costruttori di launeddas custodiscono gelosamente il metodo per fabbricarle: pare che scelgano le canne minuziosamente e le raccolgano solo nel mese di febbraio, durante il plenilunio. E' uno strumento a fiato continuo: si riempie la bocca di aria, gonfiando le guance che fanno da sacca, mentre si soffia si ispira altra aria per non esaurirla mentre si suona. Per accordare questo strumento si usa la cera d'api, che si mette sull'ancia: la quantità di cera fa variare il suono dall'acuto al grave.

Fra i suonatori di launeddas è stato importante il maestro Efisio Melis. Oggi questa tradizione è portata avanti da alcuni maestri, come Luigi Lai, fondatore di una scuola che avvicina i giovani a questo remoto strumento,  o come dal maestro Tarcisio Pisanu  costruttore e suonatore, che perpetua ancora questa tradizione.

(Nella foto di Tarcisio Pisanu: le sue Launeddas)

 

In Sardegna non c'è sagra o festa religiosa che non sia accompagnata dal suono delle launeddas e oggi si tenta di introdurla anche in più moderne melodie, sperimentando nuove composizioni che spaziano dal jazz alla musica leggera, ma a volte il risultato finale non rende quanto un antico canto sardo. 

                                  

                    (Foto di Pier Luigi Melis©)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Le foto presenti in questa pagina sono di Pier Luigi Melis: è vietata la loro riproduzione o pubblicazione, anche parziale, senza il consenso dell'autore. 

Chiunque ne sia interessato  può contattarmi    Ringrazio il Maestro Tarcisio Pisanu per la sua foto!