TERRA 

 

Per te che nascondi dentro le viscere, 

                                              ma sai custodire ai posteri.

 

 

Sfruttata, scavata, coltivata: legata  a  riti e tradizioni che si perdono nel tempo, ancora oggi la terra sarda offre paesaggi e tradizioni mai perse, sebbene porti ferite visibili dovute allo scarso interesse ambientale che vigeva in altri tempi.

Tracce dei primi insediamenti dell'uomo  sono giunti sino noi grazie a ciò che la terra ha conservato gelosamente per tanto tempo: i sardi sono un popolo che ha subito dominazioni etniche assai differenti, ma prima di tutto è stato un popolo che dalla sua terra ha tratto quelle risorse indispensabili alla sopravvivenza.

 

Pietre!

   

    È ormai noto che il Nuraghe sia l'imponente costruzione realizzata dai sardi: dominante, il più delle volte costruito su alte colline, ancora oggi ben visibile e discretamente conservato in alcune aree dell’isola, i resti del nuraghe non ci hanno rivelato del tutto lo scopo effettivo del suo utilizzo e le prime abitazioni che circondavano questa costruzione sono andate in rovina, lasciandoci tanti misteri soprattutto sui loro costruttori. 

(Foto: Nuraghe)

Ci si interroga ancora oggi sul loro scopo: forse, ipoteticamente, poteva essere una sorta di silos per conservare gli alimenti, in quanto luogo fresco ed era un luogo sicuro, quindi poteva fungere da protezione. Ma chi viveva dentro? Alcuni studi parlano di "tribù" organizzate, dove un "prescelto" dirigeva e comandava. Tale prescelto forse era solo una figura "di rappresentanza", forse il più vecchio, che sicuramente veniva sepolto come tutti gli abitanti del villaggio. Purtroppo non sappiamo se il popolo nuragico utilizzasse la scrittura, non vi è traccia giunta sino ai giorni nostri... quindi le uniche reali testimonianze lasciate sono i bronzetti e gli utensili rinvenuti che ci offrono un quadro di vita ipotetico, che porta a presupporre i miei antichi progenitori pastori e agricoltori, ben organizzati in un sistema sociale

Un'interessante teoria  sostiene che alcuni nuraghi sono stati "sepolti", nascondendoli abilmente sotto cumuli di terra, prima di abbandonarli. Restano tanti misteri, molte teorie e questi ruderi, che ancora oggi ci appaiono così grandiosi, nonostante il tempo lontano da cui provengono.

                                                        (In questa Foto: Interno Nuraghe Arrubiu)

       Dentro un nuraghe? Si soffoca! forse aria anche troppo umida ci circonda. Starci dentro trasmette una sensazione particolare: si può pensare che si possa tornare indietro di secoli e secoli in un attimo e si può anche pensare a quanta strada abbiano fatto i loro artefici. 

 La struttura più comune nei nuraghi è molto semplice: si tratta di una "torre" circolare, composta da imponenti pietre, squadrate, che formano un vorticoso anello che si chiude in cima da una sola pietra (copertura a tholos), una veduta da capogiro, visto le altezze di queste mura!

     (Nella Foto: Parte finale di un Nuraghe --->)

 La geometricità e i minuziosi lavori, come gli scavi per ben distribuire l'acqua evitando che ristagni o la presenza di un pozzo, all'interno, come centro di raccolta, testimonia ancora oggi l'ingegnosità dell'antico popolo dei sardi. Vi sono complessi nuragici molto più ampi, in cui sono presenti più di una torre e le mura contengono la torre centrale: questa torre era la più interna del complesso, la più protetta, quindi, e si presume fosse il ritrovo per le riunioni del "consiglio" o per accogliere la tribù in caso di pericoli. Tribù che viveva tutto il tempo nel villaggio intorno al nuraghe, raramente al suo interno.

I nuraghi censiti in tutta la Sardegna sono circa 7.000 (settemila!): nelle varie epoche seguenti essi sono stati costruiti o riutilizzati, ampliati, modificati ed ingranditi. Il complesso nuragico fra i più importanti rinvenuti si trova presso Barumini: Su Nuraxi, nella Marmilla, legato al suo scopritore, Giovanni Lilliu e all'altipiano che fa da cornice a questo sito archeologico: La Giara

Fra i più importanti nuraghi meglio conservati possiamo visitare anche il Nuraghe Arrubiu (nuraghe rosso: nome dato dal particolare colore dei licheni che lo ricoprono) nel comune di Orroli, fra il Sarcidano e l'Ogliastra, e il Nuraghe Losa, sull'altipiano di Abbasanta, in cui si trova anche il Pozzo Sacro di Santa Cristina, uno dei pozzi nuragici meglio conservati.

Un'attenzione particolare l'ha destata il nuraghe Albucciu (nella mia Foto) (situato a nord-est, in Gallura, vicino ad Arzachena): 

"poggiato" da un lato sulle naturali e grosse rocce granitiche, ha la forma più quadrata e presenta sia ambienti a tholos che a corridoio (sistema di chiusura del tetto piana) su cui si presume si poggiasse sopra un'altra struttura composta da altre due torri a tholos. Questo nuraghe è un esempio importante di come i nuragici scegliessero e sfruttassero al meglio l'ambiente, risparmiando ovviamente fatica.

 

Il Nuraghe Serbissi  (a Osini)(nelle mie Foto in basso, scattate il 2 giugno 2007) conserva integro un ambiente a tholos ed alcuni importanti elementi, come la scala che porta in cima alla torre integra e molte parti delle mura dei corridoi, è costruito sopra una grande grotta naturale,  (utilizzata anche in età prenuragica) forse è stata utilizzata dai nuragici per la conservazione degli alimenti. Questo nuraghe è sicuramente uno dei più spettacolari per il punto in cui è situato: a 963 metri sopra il livello del mare domina l'intera valle sui tacchi ogliastrini  lasciando davvero senza fiato il visitatore.  Oggi è facile salire fin qui, un buon percorso agibile sia in auto che a piedi, tracciato anche da un sentiero Italia, porta a questo grande complesso, formato da ben 4 torri, di cui una praticamente intera, collegate tra loro da un corridoio.

(Il nuraghe Serbissi: Veduta del complesso)

 

 Sicuramente il popolo dei nuraghi ha sviluppato una grande capacità di costruire il nuraghe secondo precise esigenze, dato che i "miglioramenti" sono presenti man mano che la cultura avanza, sino alle prime influenze con gli altri popoli mediterranei. 

 

 

 

 

 

 

 

I fenici non v'è dubbio che siano entrati in contatto con i nuragici, si pensa che ci fosse una sorta di convivenza fra i due differenti popoli, soprattutto in quelle aree maggiormente accessibili (nelle campagne di Carbonia il nuraghe, appena scoperto ed in fase di primo scavo, è collegato da un sentiero con l'alto centro di Monte Sirai, fondato appunto dai Fenici) ma la cultura di questo popolo è scomparsa in coincidenza delle prime vere invasioni: quelle dei Cartaginesi, che hanno segnato la fine di questa civiltà e l'abbandono definitivo dei nuraghi. Sviluppatasi fra il 1800 ed il 900 A.C. non è stata la prima civiltà in Sardegna, quella dei nuraghi, ma è stata quella che ha lasciato sicuramente l'impronta più importante, quella che ha definito un popolo grazie alla sua costruzione principale, sopravvissuta sino ai nostri giorni.

 

(Il nuraghe Serbissi: mura del corridoio. Foto scattata in piedi!)

 

 

 

 

(Foto: Domus de Janas nell'area di Montessu)

    

Ma a parte queste ormai note costruzioni, fra le pietre vi sono le Domus De Janas: antiche tombe prenuragiche ricavate da anfratti o scavate direttamente nella roccia più friabile con rudimentali arnesi in pietra, risalenti a ben quasi 5.000 anni fa. Esse sono ancora oggi oggetto di interessanti studi e teorie: il solo pensiero che i miei avi percorressero chilometri di cammino per raggiungere un’area preposta alla sepoltura dei morti fa ben pensare all’importanza che diedero ai defunti! Dei villaggi fondatori e del loro sistema sociale ci restano poche tracce, ma ben visibili sono ancora oggi questi luoghi di sepoltura. Nel corso del tempo sono state riutilizzati dagli antichi popoli che seguirono ai loro artefici: i romani, per esempio, le adoperarono per conservare oggetti bellici – quindi non sempre appaiono nella loro forma originale.

Questi “fori” nel terreno conservano ancora alcuni elementi architettonici, come colonne, false porte e soprattutto alcune incisioni al loro interno, o colorazioni con l'ocra rossa: il simbolo frequente è quello "taurino" forse significante la virilità maschile, che ricorda sicuramente i simboli di altri popoli mediterranei. Ai giorni nostri, prima della loro tutela, questi sono stati anche luoghi d’incontro ludico per tanti ragazzi e ciò che potevano conservare al loro interno difficilmente poteva essere ancora presente nel momento in cui l’area veniva valorizzata e riservata. Fra gli oggetti originali recuperati, in quelle di recente scoperta, vi sono vasi e alcuni utensili usati per scavare. L'area di Montessu, nelle mie foto, situata a sud-ovest,  conta circa 40 Domus de Janas ed è una delle più importanti nell'isola.

 

Foto in basso: Interno Domus de Janas - particolare dell'incisione

 i simboli incisi rappresentano la Dea Madre e il Dio Toro: fertilità e virilità.

A parte il loro aspetto archeologico, anche antichi racconti popolari si legano alle Janas: termine tradotto in Italiano in fate, che si attribuiva a piccolissimi esseri femminili “sovrannaturali”, che nei racconti sardi tessevano su telai d'oro, custodivano tesori, cantavano alle prime luci dell'alba e causavano fenomeni all’epoca diversamente inspiegabili, fenomeni che oggi sono per lo più causati dalla distrazione dell'uomo o dalla natura; le Janas nelle leggende abitavano appunto queste piccole cavità.

 

 

 

Con lo sviluppo della civiltà e la comparsa dei nuraghi, anche il sistema di sepoltura muta aspetto; le pietre vengono tagliate in blocchi, quindi non più rocce scavate, e vengono disposte in forme precise: 

fanno la loro comparsa le Tombe dei Giganti.

Forse è sviluppando un sistema precedente che si costruiscono questi veri monumenti funebri; simili ai più antichi Dolmen, già presenti in Europa Occidentale, queste tombe ad uso collettivo sono più grandi e presentano degli elementi in più rispetto al comune Dolmen: la forma è allungata e ingrandita sul retro, per permettere l'inserimento di più corpi, quindi vi è una sorta di lunga "cassa" contenitiva, formata da blocchi di pietra posti uno sull'altro, coperta da altri blocchi o da lastre; il corpo veniva introdotto dall'alto da una fessura, in genere coperta da una lastra mobile. L'aspetto più interessante è il lato anteriore, il lato più ornamentale del sepolcro. Un'esedra formata da una serie di lastre levigate, poste in verticale, congiunge al centro del semicerchio il punto finale della cassa, creando una sorta di decorazione alla cassa stessa.

Nel punto di innesto fra la cassa e l'esedra si eleva quasi sempre una stele spesso decorata da una sorta di lunetta semicircolare all'estremità ed un portello in basso, che mette in comunicazione l'esedra con la cassa. L'aspetto generale di questa tomba richiama il simbolo taurino, già presente nelle incisioni delle Domus de Janas.

(Nelle foto a sx ed in alto: Tomba dei Giganti di Coddu Vecciu - Arzachena -  La stele centrale è alta 4m)

 

 

 

 

Di recente aperta al pubblico, l'area archeologica Seleni - in queste due foto, che si trova all'interno del bosco da cui prende il nome (sopra Lanusei, in Ogliastra) presenta un complesso nuragico, purtroppo ancora sepolto, formato da 5 torri ed il villaggio, ma ha due tombe dei Giganti ben visibili, costruite in due diversi periodi, che si differenziano per alcuni importanti aspetti: i blocchi di pietra sono meno lavorati nella prima e appaiono più piccoli nella seconda; purtroppo la stele è andata perduta, ma l'area perimetrale delle due tombe dà una giusta misura della dimensione dei due monumenti funebri e fa comprendere meglio quanto fosse grande e popolata l'area.

 

 

 

 

 

 

Home

                                                                                                                   

 

               

Le foto presenti in questa pagina sono state create ed elaborate da me: è vietata la loro riproduzione o pubblicazione, anche parziale, senza il mio consenso. Chiunque ne sia interessato  può contattarmi