La Terra di conquiste

Rovine 

Un passato ricco di civiltà non più sepolto.

Popoli che hanno lasciato traccia al loro passaggio e che hanno cambiato la storia dell'isola profondamente emergono dal passato. Punici, romani, saraceni, aragonesi... tante civiltà sono approdate su quest'isola: impronte importanti, oggi rovine, di antichi templi, terme, porti, visibili e ancora imponenti, ma anche un patrimonio genetico che oggi si tenta di studiare a fondo, per ricostruirne le origini e che sta coinvolgendo alcuni popoli della terra: una ricerca scientifica "globale".

 

A Sud-Ovest, risalendo il Sulcis, si va verso l'oristanese: il suo golfo ospita una delle più incantevoli aree della costa occidentale. Tharros: antico porto fondato dai fenici, continua a regalare il suo fascino e la sua importanza. Pietre bianche, marmoree, riflettono i raggi del sole e risaltano sullo sfondo del blu marino. Unici resti ben visibili di un tempio. Questo è il luogo dove un tempo il porto echeggiava di rumori, voci e vita di uomini avventurieri e impavidi. Luogo trasformato coi romani, ampliato e abbellito di capitelli e ghirigori. Luogo di preghiere e di scambi commerciali, di relax alle terme o di soste prima di ripartire. Tempietti o cisterne, acquedotto importante e pozzi sacri, Tharros agli occhi di oggi si presenta ancora grande, nonostante il mare ne abbia ingoiato una vasta  parte e lo scenario su cui si posa, diventato Parco Marino, non ha mutato il suo fascino. Resta ancora gioiello brillante al sole. Partendo dai resti delle prime costruzioni nuragiche, sul colle di Muru Mannu, l'area di Tharros si estende sino al Promontorio di Capo San Marco. Sembra che il tempo non passi mai, qui, nel silenzio interrotto dal volo dei gabbiani, sotto il sole accecante.

 

Nelle mie foto ©: le rovine di Tharros

 

 

 

 

 

 

La Sardegna era strategicamente un punto importantissimo per i popoli che attraversavano il Mediterraneo incrementando il commercio dell'epoca (a partire dall'VIII sec. A.C.) sino alla penisola iberica. 

Dopo le influenze micenee ed i fenici, i Punici dominarono l'isola, decretando il declino e l'abbandono dei nuraghi da parte del popolo sardo. Una nuova epoca si affaccia dal mare portando un nuovo sistema sociale. L'Isoletta a sud-est della Sardegna, Sant'Antioco, è ricca di testimonianze del dominio cartaginese.

 

 

Un nuovo culto è testimoniato dal Tophet, (nella mia foto©) un'area sacra al cui interno sono stati rinvenuti vasi in terracotta, di varie forme,  contenenti le ceneri di bambini cremati: vere e proprie urne funerarie).

I bronzetti votivi sono ormai scomparsi...  

I 4 secoli di dominazione punica incrementarono la produzione di grano, di sale e lo sfruttamento metallifero. Intorno al 240 A.C. Roma porta avanti le sue conquiste, sconfiggendo, ma con difficoltà, l'ormai popolo sardo-punico e perseguendo la sua egemonia sul Mediterraneo. Iniziò un'occupazione che durò ben 7 secoli e che trasformò il popolo sardo dal "nuragico" al "cittadino". La terra sarda continua a regalarci i resti di una così lunga dominazione, attraverso gli scavi archeologici posti nei porti principali dell'isola. Aree e pozzi che un tempo appartenevano ai costruttori dei nuraghi furono trasformati, quasi per cancellare il passato sacrale che li aveva fondati. A Nora, a sud dell'isola, porto fondato dai Fenici, è ancora ben visibile l'impronta del dominio romano: l'anfiteatro è tutt'ora utilizzato per le piccole rappresentazioni teatrali.

Il colle di Tuvixeddu, presso Cagliari, ci offre ancora una vastissima area archeologica fortunatamente in via di tutela: si tratta di una necropoli fenicio-punica, simile alle antiche Domus de Janas, scavata nel calcare, che nel corso del tempo ha comunque visto diversi cambiamenti, a partire dal periodo dei Romani (140 D.C.) che vi costruirono parte dell'acquedotto.  Purtroppo l'espansione della città e la mancanza di controllo dell'area hanno favorito la razzia di moltissime tombe e la loro distruzione a causa dell'estrazione del calcare. 

 

       (Foto di Pier Luigi Melis ©)

 

Con la fine dell'Impero altre civiltà approdano sull'isola: le scorribande da parte degli Arabi, durante il periodo bizantino, la indeboliscono.

Ci fu un periodo "autonomo" in cui la Sardegna fu governata dai Giudicati con un sistema sociale, suddiviso in classi distinte: sia per la governabilità che per la popolazione. Sistema comprendente il Giudice, colui che governava l'intera vasta area includente diversi paesi e i loro terreni circostanti - Giudicato appunto - il Curatore, colui che amministrava il territorio e il Majore, che amministrava i singoli paesi, popolati dai Liberi (proprietari terrieri) Coloni (agricoltori alle dipendenze dei Liberi) e Servi  (schiavi, che avevano alcuni "privilegi" come avere un cognome, sposarsi, essere testimoni ai processi). Questo periodo ha lasciato ai posteri le sue costruzioni, di cui ancora oggi, grazie ai restauri, ne possiamo ammirare la grandiosità.

Nelle mia foto ©  Il Castello a Laconi (NU)

Durato sino alla dominazione da parte delle Repubbliche Marinare, il periodo dei Giudicati è stato tormentato dalle scorribande arabe: Genova e Pisa debellarono le razzie arabe, ma in cambio presero il potere sull'isola dei Giudicati

L'influenza papale cambia le tradizioni del popolo sardo con l'arrivo degli Aragonesi (1323), che si stabiliscono nell'isola sino al 1479: anno in cui la Sardegna passa sotto la dominazione Spagnola. Con gli Spagnoli il culto si trasforma in terrore: l'epoca della caccia alle streghe si conosce anche in questa terra; a Seui (Nuoro) vi è ancora la presenza di un carcere spagnolo, che testimonia la storia di 16 donne rinchiuse e condannate (pare, ma non ci sono atti ufficiali in merito) per stregoneria. L'ultimo "ospite recente" di questo carcere risale al 1979: un uomo in stato di ebbrezza, incapace di rientrare a casa sua e assai rumoroso, è stato semplicemente ospitato nel carcere (ormai vuoto da tempo) per una notte. Oggi il carcere spagnolo è visitabile e conserva ancora le celle e gli arredi tipici dell'epoca. 

La vasta e complessa storia sarda ci porta sino al Regno "Sardo-Piemontese" (1720), che purtroppo non regala solo un felice ricordo del suo passaggio: la Casa Savoia riprese e modificò le leggi dei Giudicati e sfruttò i fitti boschi tagliandoli e dando l'avvio così ai problemi che ancora oggi affliggono l'isola. Il disboscamento ed il conseguente dissesto idro-geologico ed il banditismo sono ormai un'eredità indelebile per il popolo sardo, tanto che nei dialetti locali si sono creati personaggi "malefici" in ricordo di chi ha governato rigidamente, fra questi Bogino (primo ministro) è diventato Su Bugginu, per indicare appunto una persona assai cattiva.

L'unità d'Italia regala gli ultimi anni di Garibaldi a Caprera: oggi la sua dimora è diventata un museo immerso in un parco naturale, ricco di testimonianze storiche.

L'evento del Fascismo ha bonificato ampie zone paludose, ha edificato nuove cittadine (come Carbonia e Arborea) e incrementato l'allora già fiorente commercio metallifero sfruttando nuove miniere, ma ovviamente non ha dato l'indipendenza all'isola e ha creato la conseguente diaspora oltremare dei sardi all'indomani della sua definitiva caduta, dopo la Seconda Grande Guerra, che ha riportato la libertà in tutta l'Italia ed una lenta ripresa...

  Nel 1948 la Sardegna è riconosciuta Regione Autonoma a Statuto Speciale: i sardi oggi continuano a riportare alla luce e trasmettere il loro antico passato e la loro lunga travagliata storia, senza mai dimenticare i sacrifici e le lotte che ne hanno alimentato l'animo per gettare le basi della loro antichissima civiltà.

 

 

 

(Nella Mia Foto ©: I'interno del pozzo di San Pancrazio - Cagliari)

 

 

 

 

 

 

 

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